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Accoppiamento cane maschio

14.06.2015 20:37

Accoppiamento di un cane maschio...

“Possiedo un cane figlio di XXX e di YYY e nipote di un campione internazionale, come risulta dal pedigree. Vorrei sapere come posso fare per farlo accoppiare“.

“Ciao, desidererei far accoppiare per la prima volta il mio cane di 5 anni: i nonni sono stati campioni di bellezza e riproduzione. Sapete come posso trovare in provincia di Y una femmina con cui farlo accoppiare? Non voglio niente in cambio, lo faccio solo per lui. Grazie.”

La prima domanda che bisogna porsi è la seguente: perché quasi tutti i proprietari di un maschio desiderano accoppiarlo?
Le possibili risposte possono essere due:

A) RISPOSTA EMOTIVA
Molto spesso la risposta ha una motivazione “sentimentale”: si pensa di fare il bene del cane, come dimostrano le parole “non voglio niente in cambio, lo faccio solo per lui”.
Ma sappiamo davvero cosa stiamo facendo per lui?
Per chiarirsi le idee bisogna tener presente che:

a) il cane non è un uomo: lui segue la “sua” natura e non la nostra, e non è certo schiavo di condizionamenti sociali. Se per un maschio umano “non trovare una donna” può rappresentare un problema psicologico, ciò non avviene affatto per il cane, che in natura si accoppia assai raramente… e se ne infischia! Tra i lupi si accoppia effettivamente solo il maschio alfa: gli altri maschietti stanno a guardare, e la cosa non turba minimamente la loro psiche (né tantomeno il loro fisico);

b) la stragrande maggioranza dei lupi passa tutta la vita senza coronare alcun sogno d’amore, anche perché in realtà non ha sogni d’amore di nessun genere.
Al massimo ha una velata “speranza” quando sente certi profumini nell’aria, ma se non è un soggetto alfa non proverà mai a concretizzarla… e vivrà felice e contento ugualmente.
Al contrario, il lupo (o cane) che ha avuto la possibilità di accoppiarsi vive una duplice e costante tensione: una di tipo gerarchico (se mi accoppio sono il “capo”, quindi devo stare ben attento a non farmi scalzare dalla mia posizione), e una di tipo prettamente “edonistico” (dopo aver “assaggiato” il sesso, ci prende gusto…e allora SI’ che ne sente la mancanza quando non c’è!).

CONCLUSIONE: un cane “di casa”, che per ovvi motivi non avrà mai la possibilità di accoppiarsi duecento volte al giorno, non si sentirà “più realizzato” se effettua una o due monte in vita sua.
Al contrario:
a) diventerà un “arrapato cronico” assai più difficile da gestire, perché se prima l’odore di una cagnetta in calore gli suscitava solo una vaga curiosità, adesso sa benissimo cosa significa. E siccome “l’oggetto” gli piace molto, farà il possibile e l’impossibile per raggiungerlo (vedi fughe);
b) si sentirà investito di un ruolo dominante, non solo nei confronti degli altri cani (con conseguente rissosità in netto aumento) ma anche, in certi casi, verso i membri della famiglia (per lui siamo tutti cani – o quasi -, per “colpa” dell’imprinting). Quindi potrebbe mostrarsi meno disposto ad obbedire al “capo” umano, che da questo momento viene messo in discussione (e la cosa è perfettamente logica per la sua mente “lupina”:”perché dovresti comandare tu, se il maschio alfa a cui è stato concesso di accoppiarsi sono io?”).
Attenzione, quindi, a non confondere il modo canino e quello umano di intendere il sesso: altrimenti, nella speranza di far felice il cane, si rischia di creargli un sacco di problemi inutili e costringerlo a vivere sotto stress.
E se questo vale per il cane di razza, vale doppiamente per il meticcio, per il quale non esiste neanche la “scusa” cinotecnica di cui parleremo adesso.
RISPOSTA CINOTECNICA
Molte persone citano sfilze di campioni e campioncini nel pedigree dei loro maschi: questo mi fa pensare che oltre alla spinta emotiva ce ne sia anche una cinotecnica.
Per il privato il proprio cane (giustamente) è sempre “il più bello del mondo”: se a questo si aggiunge un’ascendenza titolata, è logico che pensino di poter dare un apporto significativo all’allevamento impiegando il proprio cane.
In realtà, ahimè, un buon pedigree non basta: il “vero” stallone capace di migliorare la razza deve essere bello, sano e di buon carattere “in prima persona”… ma dev’essere anche capace di passare le proprie caratteristiche alla discendenza.
Il che è tutt’altro che facile.
In questo caso sì, che possiamo paragonare il cane all’uomo: dicendo, per esempio, che per eleggere miss Italia non si fanno sfilare in passerella le mamme e le nonne delle aspiranti al titolo. Si fanno sfilare loro, perché di bellissime persone con bruttissimi figli, purtroppo, è pieno il mondo umano… proprio come quello canino.
Se ritenete che il vostro maschio possa essere “importante” per la razza, quindi, dovrete innanzitutto portare lui in esposizione: se otterrà risultati importanti verrà preso in considerazione dagli stessi allevatori… ma diventerà uno stallone richiesto solo se saranno i suoi figli a vincere, tra un annetto o due.
Non basta: oltre alla bellezza, in una razza, contano carattere e soprattutto salute.
Un buon riproduttore non dovrà essere timido né aggressivo, ma equilibratissimo: in più dovrà essere assolutamente esente da tare ereditarie, perché in caso contrario le passerebbe alla discendenza e danneggerebbe la razza, anziché migliorarla.
Quindi, se ambite a una carriera di stallone per il vostro maschio, dovrete farlo radiografare per accertare che sia esente da displasia dell’anca, sottoporlo a visita oculistica per accertare che non abbia patologie ereditarie come l’atrofia progressiva della retina o la cataratta e testare tutte le altre patologie più diffuse in quella razza.
Fatto tutto questo, se il cane ha vinto in expo ed è risultato sano ed equilibrato, avrete per le mani un maschio “potenzialmente” interessante, che forse verrà “provato” da qualche allevatore: a questo punto, se i cuccioli saranno all’altezza delle aspettative, il vostro amico diventerà uno stallone richiestissimo. Altrimenti verrà considerato, come si dice in gergo, “un bel cane che non dà niente di interessante“.
In questo caso avrete speso tempo, denaro ed energie solo per accertare che… era meglio lasciar perdere.
Per di più il vostro cane avrà “assaggiato” i piaceri dell’accoppiamento, e si porranno tutti i problemi visti a proposito della “risposta emotiva”.

State pensando “ma chi me lo fa fare???”.
Be’, allora avete tratto le deduzioni giuste.
Non ve lo fa fare nessuno: non c’è motivo di farlo per amore del cane, perché lui non ne ha affatto bisogno (anzi!), e non sempre il gioco di farlo “per la razza” vale la candela.
Ha senso che tutti i problemi di cui sopra vengano affrontati dagli allevatori, perché loro hanno scelto la “missione” di migliorare la razza e anche perché prevedono un ritorno di tipo economico (il che mi sembra assolutamente giusto… altrimenti, avendo molti cani e non uno solo, dovrebbero moltiplicare il “chi me lo fa fare?” per il numero dei loro soggetti).
Per il privato, però, il discorso è molto diverso: e solo avendo ben chiari tutti gli aspetti del problema si potrà prendere una decisione meditata e consapevole.
Qualora poi non si parli di cani di razza pura, ma di meticci (di cui sono già sufficientemente pieni i canili), non solo non ci si deve neppure sognare di farli accoppiare, ma è anche molto opportuno sorvegliarli ed impedire che vaghino liberi, ingravidando qualsiasi cagnetta incontrino.
La lotta al randagismo dipende anche da noi e tutti i proprietari di maschi hanno la precisa responsabilità di evitare gli accoppiamenti indesiderati.

LA CASTRAZIONE DEL MASCHIO
Qualora non si pensi di utilizzare il proprio cane come stallone, se proprio si resta profondamente convinti che “soffra” a non accoppiarsi, si può eliminare drasticamente il problema eliminando chirurgicamente qualcos’altro.

foto di Allevamento cani maltesi"Charlie and Lola".

 

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